Home

La follia è una di quelle condizioni di vita che possiamo definire d’eccezione e a lunga durata. Proprio come le malattie fisiche, alcuni viaggi sotto effetto di sostanze, situazioni legate a meditazioni intense, lutti etc.

Da cosa sono accomunati questi eventi d’eccezione a lunga durata? Tutti portano la traccia di una difficoltà nell’adattarsi al quotidiano. Ciò nonostante sembra che per paradosso, però, i momenti più difficili li ricordiamo con maggiore piacere. Leghiamo a quei ricordi una certa gioia. Perché proprio in quei momenti, spesso, si coglie l’occasione di affrontare in maniera più rapida e concisa l’insieme delle proprie paure.

Siamo normalmente, infatti, agiti da paure che si spalmano nell’ambiente rendendo la nostra vita piatta e insignificante. Al punto da farla diventare insopportabile perché essa non ci concede nemmeno lo spazio per soffrire. La sofferenza è infatti una faccenda che ci deve riguardare, e che dobbiamo vivere per far si che familiarizzando con essa, possiamo godere maggiormente. Invece vi è un limite posto alla sofferenza, che fa si che essa sia distribuita in ogni momento della giornata, fino a diventare tiepida, rendendo impossibile il godimento. Almeno questo è quanto chiede la vita diurna fatta di lavoro e impegni, che viene spesso, appunto, dissacrata con la ricerca dell’estremo nei week end. Difficile, infatti, stare in una discoteca a ballare senza aver bevuto nemmeno una birra. Troppe paure regnerebbero fredde, spalmate nell’ambiente.

Così la follia. Che tenta la fuga dalla realtà noiosa, e trova davanti a sé solo la certezza della morte e insieme tutto l’archivio del proprio terrore. Scaraventata nel quotidiano essa genera nuove paure dalle quali è necessario fuggire. E così capitombola nel paradosso della morbosa produzione di sé stessa. Perdi la mente e scopri di non averla mai avuta. Un sortilegio ci voleva autori della nostra rovina illudendoci che venisse da fuori. Di questo parla la follia. Di una causa esterna che facendosi illusoria, ci rivela la verità della medesima illusione.

Se si tratta di vivere le proprie nevrosi dall’interno, di essere le nostre nevrosi per superarle, allora significa che non vi è reale distinzione tra una condizione normale e una morbosa. Vi sono solo posture psicologiche delle quali, una volta divenuti consapevoli, si può avere padronanza. Il corpo è quanto noi abbiamo fatto affiorare alla coscienza, ma non la psiche. E se definissimo un’anatomia della psiche?

 

Luca Atzori

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s