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Mi fa pensare, il successo di trasmissioni come Hell’s Kitchen (che io stesso ho spesso visto e trovato divertentissime) quanto assistiamo, spesso, ad uno spostamento dell’oggetto del divertimento dal luogo dello svago a quello dell’impiego. Hanno perso di valore le trasmissioni in cui venivano proposte canzoni e si propone invece il contesto di lavoro, con tutto lo stress che comporta, come evento capace di intrattenere. Siamo completamente intrattenuti dal lavoro. Anche trasmissioni come l’Isola dei famosi credo si connettano a questo discorso. Questi personaggi che non sono mai davvero troppo famosi, ma che vorrebbero entrare in quel mondo, vengono messi in condizioni di  sopravvivenza “ostacolata” (in un’isola di quelle che definire in realtà confortevoli risulta modesto) per creare avventure realistiche. Sembra che la domanda sia quella di democratizzare l’intrattenimento al fine di rendere interno alla quotidianità il potenziale di intrattenibilità della stessa . Si tenta di determinare nuova cultura popolare, usa e getta, fortissimamente pragmatica. Sembra emergere l’esigenza di narrare un sogno infantile (comparire in televisione, ad esempio) e avverarlo controvertendolo nella concretezza delle possibilità ricevute. E’ come se le aspettative che i canali di comunicazione hanno impresso, siano piombate, dopo anni di discoteche e bevifotti, nella richiesta di senso. Si valorizza l’importanza di discipline (sicuramente sacrissime) ma che sempre sono state relegate alle quattro mura di casa o delle cucine di ristorante.

Entra nell’immaginario quotidiano anche il rapporto di lavoro. Ed ecco che i rapporti gerarchici presenti nei contesti di lavoro, lo stress e la fatica di guadagnarsi il minimo per vivere in condizioni accettabili, il mobbing, l’assenza di capacità direzionale all’interno dei gruppi (di lavoro e non) emergono maggiormente. Programmi televisivi di questo tipo servono a rendere cavie le persone per effettuare analisi psicologiche che misurano l’adattabilità del cittadino medio alla proposta organizzativa. Queste però vengono portate ai limiti proprio per valutare quanto le condizioni richieste dal lavoro possano essere applicabili alle potenzialità umane. Non vengono accolti i bisogni della persona. In fondo di quali bisogni si parla? Se tutti i bisogni vengono determinati tecnicamente in un contesto sociale aziendalizzato, bisogna solo valutare l’adattabilità dei consumatori/lavoratori per accompagnarli a un superamento dei propri limiti ed entrare senza forti traumi nell’era della tecnocrazia assoluta, dove i bisogni possono essere scelti e non individuati.

A tale proposito ci si aspetterebbe da me una critica di quelle marxiste, un po’ antineoliberali e via dicendo. Io credo invece che ci si dovrebbe muovere a trovare una formula di accelerazione dell’apprendimento della specie umana. Se nel giro di poche generazioni potessimo incorporare la memoria procedurale atta a renderci adatti a costruire una società consapevole ed etica, si potrebbe in effetti pensare alla possibilità di un miglioramento delle condizioni per tutti. La diffusione delle competenze, dovute alla registrazione di errori, porta effettivamente a un’inflazione di queste. Ma ciò significa che potremmo finalmente chiudere con il lavoro come lo intendiamo oggi (sgobbare per migliorare, costantemente).

A proposito di utopie, quel che ho espresso lo è certamente. Ma le utopie sono contraddistinte dal loro possibilismo. Tutta la realtà storica è archivio di utopie approssimate, in opposizione al disastro. La natura è disastro. L’utopia è mediazione fra questo disastro e il bisogno che l’intelligenza sente di evadere dall’evidenza della catastrofe. Può essere in contrasto con la nostra educazione civica, ma resta pur vero che è così. A qualcosa le utopie ci servono.

 

Luca Atzori

 

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One thought on “Da Hell’s Kitchen alle Utopie

  1. Analisi interessante e condivisibile.
    La tua a me non pare un’utopia ma un ideale di futuro, che diventa realizzabile nel momento in cui molte persone iniziano a crederci ed a lavorare in tale direzione.
    Buon fine settimana.

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